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I grostoi… e da voi come si chiamano?

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Questo argomento contiene 5 risposte, ha 6 partecipanti, ed è stato aggiornato da  Antonio 3 mesi, 4 settimane fa.

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  • #6636

    elisa emiliani
    Amministratore del forum

    Sfrappole o grostoi? Chiacchiere o frappe? Bugie o cenci?
    Non importa come le vogliamo chiamare, non importa in quale parte d’Italia viviamo… non è Carnevale senza queste prelibatezze!

    copertina
    Anche quest’anno non ho resistito alla tentazione di preparare quelle che nella mia infanzia sono sempre state le “sfrappole”. Da quando mi sono sposata e trasferita in Val di Fassa, viene naturale chiamarle “crostoli” o meglio “grostoi” in ladino. Di solito non amo friggere, visto lo sconquasso che questa modalità di cottura genera in cucina, ma ogni tanto si può fare un’eccezione… e in questo caso ne vale la pena!

    Non saprei proprio dire l’origine della ricetta, dato che l’ho presa dal “quaderno magico” di mia madre, quello che penso esista in ogni casa in cui si mangia davvero bene… quel quadernetto (o quadernone-one-one, nel mio caso) in cui pazientemente o in tutta fretta si annotano le ricette tradizionali della famiglia, gli spunti dati dalle amiche davanti ad una fetta di torta o le ricette che si ha avuto modo di provare perché viste in tv o lette su un blog o un gruppo di Facebook (ebbene sì, anche il “quaderno magico” ha una sua evoluzione tecno-social!).

    Veniamo alla ricetta:

    500 gr di farina 00
    1 cucchiaio di zucchero
    1 pizzico di sale
    30 gr di strutto
    1 uovo intero e 2 tuorli
    vino bianco secco e grappa in parti uguali, quanto basta (lo so che fa brutto scrivere così, ma davvero non c’è altro modo che andare “a occhio”…)
    abbondante zucchero a velo per decorare il prodotto finito

    Si impasta tutto, rigorosamente a mano sul tagliere di legno, partendo dalla farina a fontana e aggiungendo al centro le uova sbattute, lo zucchero, il sale, lo strutto ammorbidito e un po’ di vino e grappa. Mano a mano che si impasta, si aggiungono vino e grappa fino ad ottenere un impasto compatto, comunque piuttosto sodo.

    Si lascia riposare l’impasto avvolto nella pellicola per almeno un’oretta al fresco e poi si procede a stendere la pasta e a preparare le forme. Il trucco per ottenere delle ottime sfrappole, pardon grostoi, è stendere la sfoglia sottilissima. Se la consistenza è sufficientemente soda non sarà difficile ottenere una sfoglia tanto sottile da essere quasi trasparente.

    Al momento di tagliare la sfoglia, decidiamo cosa vogliamo fare. Se preferiamo i grostoi facciamo delle forme quasi quadrate con un taglio al centro, mentre se vogliamo fare le sfrappole dobbiamo applicarci un po’ di più: fare un rettangolo lungo e stretto, tagliare al centro e creare un’arricciatura, facendo passare un lato corto all’interno del taglio.

    Nel frattempo avremo fatto scaldare l’olio per la frittura. Io ho usato olio di arachide in una padella tipo wok antiaderente. Qui viene il problema principale di questa ricetta: tenere l’olio ad una temperatura sufficientemente alta ma non troppo. Infatti, le sfrappole devono friggere a olio vivace per non rimanere unte, ma non devono essere troppo colorite. Gli esperti dicono di tenere una temperatura dell’olio intorno ai 170°. Gli altri possono fare come me e andare per tentativi, regolandosi in base alla coloritura delle sfrappole in cottura.

    Ovviamente la frittura dura pochi istanti, credo massimo un minuto, poi si scolano i vari pezzetti su carta assorbente. Appena freddi, bisogna trasferirli in un vassoio capiente cospargendo di abbondante zucchero a velo, strato per strato, facendo naturalmente attenzione a non rompere le sfrappole o grostoi che dir si voglia!

    IMG_7342 IMG_7325 IMG_7365

    E da voi come si chiamano queste prelibatezze del Carnevale?

     

    • Questo argomento è stato modificato 4 mesi, 1 settimana fa da  elisa emiliani.
  • #6642

    Torrigiani antonella
    Partecipante

    Buongiorno a tutti! stamani quando ho aperto la pagina del FassaForum ho sentito un profumino(arrivava dalle foto) erano i cenci perché da noi si chiamano così.La ricetta è molto simile ma al posto della grappa e del vino si mette il vin santo penso che in questi giorni in ogni famiglia dello stivale si assaggino questi deliziosi dolcetti quindi buon appetito

  • #6650

    Paolo Pierobon
    Partecipante

    Ciao a tutti!
    Da noi in provincia di Como si chiamano semplicemente chiacchiere a meno che non ci sia qualche termine dialettale a me sconosciuto.
    Ecco qualche foto della nostra produzione…

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    20180213_184719

    Buona giornata a tutti!

    • Questa risposta è stata modificata 4 mesi, 1 settimana fa da  Paolo Pierobon.
  • #6654

    Rocchio 47
    Partecipante

    “Chiacchiere” anche nei miei luoghi natii, nonostante siano in tutt’altra parte d’Italia (Bari e provincia). A Roma, invece, sono “frappe” per tutti.

  • #6655

    Simone
    Moderatore

    come Antonella confermo “cenci” tipica voce toscana e fiorentina

  • #6770

    Antonio
    Partecipante

    cenci…stracci…

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